E tu, hai vomitato?
Alle ore diciotto sono sull’aliscafo tratta Procida-Napoli per tornare nella mia sede di studio dopo l’election day week.
Alle ore diciotto sull’aliscafo c’è anche una marea di ragazzini francesi in gita scolastica.
Alle ore diciotto il mare è in una burrasca che neanche maracaibo mare forza nove sole si ma dove cha cha.
Metà della scolaresca urla e ride per via delle onde, l’altra metà vomita in graziosi sacchetti di plastica gentilmente offerti dalla Snav. Rimango sconvolto dalla fluidità con la quale la stessa dodicenne passa dall’entusiasmo con cui salta qua e là all’esatto colorito di un calamaro poco fresco per via della nausea al vomito-però-con-pudore alla rinnovata pace dei sensi. E mi stravolge anche la nonchalance con cui l’amica della dodicenne le chiede amabilmente “As-tu vomi?”: hai vomitato?
Dal tono però poteva averle chiesto se avesse gradito le escargot appena gustate: ma forse è solo il francese, parlare in quella lingua “è come pulirsi il culo con la seta” (cit).
ma il vomito, è così… demodeè!
ma no caVa… fa molto avtista decadonte che si compiasce della sua debolessa fisica…
(erano secoli che aspettavo l’occasione giusta per scrivere alla Fleur)
Il fatto che io colga la cit. dovrebbe preoccuparmi?
@Massimiliano: si.